Nata in Albania, fin dall’infanzia, Ermonela Jaho ha coltivato un profondo amore per le cantanti pop e, da sempre, ha nutrito il sogno di calcare il palcoscenico, nonostante la sua innata timidezza. Fu una “Traviata” al Teatro di Tirana, il “Teatri Kombëtar i OperasdheBaletit”, a convincerla che l’opera sarebbe stata la sua vera vocazione. Per non tradire le sue radici albanesi e profondamente legata alla tragedia greca, Ermonela dichiarò con determinazione: «Non morirò senza aver cantato almeno una volta Violetta». Questo ruolo non solo divenne il suo cavallo di battaglia, ma anche quello che ha portato in scena più di 300 volte, calcando palcoscenici illustri come il Covent Garden, l’Opera di Parigi, l’Arena di Verona, il Metropolitan di New York e tanti altri.Sembrava un sogno irrealizzabile per una giovane, per di più osteggiata dal contesto circostante. Le dissero che sarebbe stata fortunata se l’avessero presa a cantare in un coro, che non aveva talento e che era solo una tra tante, niente di speciale.La sua prima vittoria giunse nel 1993, quando Katia Ricciarelli la scelse per un corso di perfezionamento in Italia, la culla del melodramma. Da quel momento, il cammino verso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia fu un susseguirsi di sfide, dall’impiego come babysitter per mantenersi economicamente agli ostacoli legati ai visti e ai permessi di soggiorno, in un periodo in cui l’immagine dell’Albania non godeva di particolare favore. Nonostante tutto, lei non si arrese, lottò con tenacia per inseguire il suo sogno perché, in esso, credeva profondamente. Come sottolinea, per materializzare i sogni sono necessari sacrifici, e maggiore è il sacrificio, maggiori sono le opportunità. Fin dai primi passi, dalla ricerca accurata del repertorio ideale alla sperimentazione di vari stili, dal barocco al romantico (e persino Rossini, con una “Semiramide” accanto a Flórez,
Barcellona, Abdrazakov), Ermonela ha dimostrato una versatilità eccezionale.Il punto di svolta nella sua carriera avvenne nel 2008, quando, a causa dell’improvvisa indisposizione della diva indiscussa, Anna Netrebko, Ermonela fu chiamata a sostituirla al Covent Garden di Londra. La sua interpretazione fu un tale successo da far vibrare l’intero teatro. Da quel momento, fu acclamata come una delle più grandi cantanti del panorama lirico, distinguendosi non solo per la solida tecnica di scuola italiana, ma, soprattutto, per le sue interpretazioni coinvolgenti. Le sue esibizioni sono caratterizzate da un’attenzione minuziosa al significato delle parole, alle sfumature e ai colori vocali, spaziando dai pianissimi brillanti alle esplosioni vocali, dal temperamento tipicamente mediterraneo.Ermonela Jaho è indiscutibilmente una regina tra le cantanti-attrici contemporanee. Le sue interpretazioni di Butterfly, Violetta, Suor Angelica, Adriana Lecouvreur e Liù rimangono punti di riferimento già scolpite nella storia dell’opera. Oltre alle doti vocali, ciò che la distingue è la sua evidente empatia con il pubblico. Tuttavia, pochi sanno che, una volta tolta il trucco e i costumi di scena, Ermonela si trasforma nella persona più autentica e umile immaginabile. Senza fronzoli, senza abiti o gioielli di lusso, vive la sua vita con dignità, senza dover ostentare artificialmente la sua grandezza o il suo successo.Non c’è modo migliore di descriverla se non con le parole di Adriana nell’Adriana Lecouvreur: “Io son l’umile ancella del genio creator”. Ermonela Jaho poggia la sua arte sulla sincerità, sia sul palcoscenico sia nella vita quotidiana. È una di noi, che ha raggiunto il successo non perché ne fosse stata baciata da bambina; lei è una persona comune. Ci insegna che tutti possiamo diventare quelloche vogliamo, se lo desideriamo, se ci crediamo, se lavoriamo sodo, se falliamo ma poi ci rialziamo, pur con le nostre ferite, perché abbiamo un motivo. La passione che ognuno di noi coltiva può accendere quel fuoco, quel fuoco sacro che Ermonela Jaho ha alimentato nei cuori del pubblico per quasi tre decenni!
Ermonela Jaho. L’anima che canta
