Internazionalizzazione delle imprese italiane significa oggi molto più che conquistare nuovi mercati. Per le aziende, soprattutto quelle chiamate a confrontarsi con costi logistici, pressione competitiva e trasformazioni organizzative, significa ripensare il modo di fare business e costruire relazioni oltre i confini nazionali. L’apertura internazionale delle PMI è sostenuta anche da strumenti e servizi dedicati. ICE-Agenzia mette a disposizione delle imprese informazioni sui mercati, servizi di consulenza, ricerca di partner e opportunità commerciali, con una rete internazionale dedicata al supporto dell’export. Ma quali sono le strategie che un’impresa dovrebbe adottare per affrontare questa fase? Ne parliamo con Vincenzo Moscariello, professionista nell’Advisory Strategica e nella Corporate Diplomacy, con una consolidata presenza professionale tra Roma, Milano, Tirana e Budapest.

La competitività passa dalla strategia
Moscariello, qual è oggi la principale sfida per un’impresa italiana che vuole crescere?
«La prima sfida è comprendere che il mercato è cambiato e che non è più sufficiente gestire l’attività con gli strumenti utilizzati in passato. Le imprese devono confrontarsi con una maggiore pressione sui costi, con la complessità della logistica e con la necessità di mantenere elevati livelli di efficienza. In questo contesto, la competitività non può essere affidata soltanto alla riduzione dei costi. Deve essere costruita attraverso organizzazione, relazioni, conoscenza dei mercati e capacità di anticipare i cambiamenti».
Internazionalizzare non significa soltanto esportare
Qual è allora il significato dell’internazionalizzazione?
«L’internazionalizzazione viene spesso identificata con l’esportazione. È certamente una componente fondamentale, ma oggi dobbiamo avere una visione più ampia. Internazionalizzare significa costruire una presenza, creare relazioni e individuare partner affidabili. Può significare sviluppare nuovi mercati, ma anche organizzare diversamente alcune attività, costruire partnership industriali o commerciali e individuare piattaforme operative in aree strategiche. La scelta deve sempre essere collegata al progetto industriale dell’impresa».
Logistica e costi, il nuovo equilibrio
La logistica sembra essere uno dei nodi principali.
«È sicuramente un tema centrale. Le imprese devono confrontarsi con costi operativi importanti, energia, carburanti e una crescente complessità nella gestione delle attività. La questione non riguarda però soltanto il prezzo di un servizio logistico. Bisogna valutare l’intero processo: affidabilità, tempi, organizzazione e capacità di garantire continuità. Ridurre un costo può essere utile, ma se contemporaneamente si riduce l’efficienza dell’azienda, il vantaggio rischia di essere soltanto apparente».
Ungheria e Balcani, una direttrice da conoscere
Perché la sua attenzione si concentra sull’area Ungheria-Balcani?
«Perché considero importante osservare le trasformazioni che interessano l’Europa centro-orientale e i Balcani. L’Ungheria può rappresentare un punto di collegamento interessante per le imprese che guardano a questa parte d’Europa. I Balcani, a loro volta, costituiscono un’area nella quale è necessario sviluppare conoscenza, relazioni e capacità di lettura delle opportunità. Non si tratta di presentare quest’area come una soluzione automatica per le imprese italiane. Ogni progetto deve essere valutato singolarmente. La mia esperienza professionale in questi territori mi consente però di affermare quanto sia importante conoscere direttamente i mercati prima di costruire una strategia».
Dalla riduzione dei costi alla creazione di valore
Qual è l’errore più frequente quando si valuta un progetto internazionale?
«Pensare che il primo e unico parametro sia il costo. Una strategia internazionale deve creare valore. Questo significa valutare il partner, il territorio, le infrastrutture, le competenze disponibili e la possibilità di costruire relazioni durature. Un’impresa non deve semplicemente spostare un’attività. Deve capire se quella scelta migliora il proprio modello organizzativo e la propria capacità competitiva».
Il valore delle relazioni
Qui entra in gioco la Corporate Diplomacy?
«Esattamente. Quando un’impresa entra in un nuovo mercato, la conoscenza delle dinamiche economiche è fondamentale, ma altrettanto importante è sapere costruire relazioni. La Corporate Diplomacy può contribuire a creare un dialogo con interlocutori istituzionali, economici e imprenditoriali. L’Advisory Strategica, invece, può aiutare l’impresa a leggere le opportunità e a inserirle all’interno di una strategia più ampia. Sono strumenti che devono essere utilizzati con concretezza, sempre partendo dagli obiettivi dell’azienda».
Il Made in Italy ha bisogno di nuove connessioni
Che cosa significa tutto questo per le imprese italiane?
«Significa avere il coraggio di guardare oltre il mercato domestico senza perdere la propria identità. Il Made in Italy ha competenze, prodotti e professionalità che possono essere valorizzati sui mercati internazionali. Ma per farlo servono connessioni. Connessioni commerciali, industriali, logistiche e istituzionali. L’internazionalizzazione non dovrebbe essere vista come una fuga dal mercato italiano. Al contrario, può diventare uno strumento per rafforzare l’impresa e renderla più strutturata».
Una strategia per il futuro
Quale messaggio rivolgerebbe agli imprenditori che stanno valutando un percorso internazionale?
«Direi di non improvvisare. Prima di entrare in un nuovo mercato bisogna studiare, conoscere, verificare e costruire relazioni. È necessario comprendere quali siano realmente le opportunità e quali invece i rischi. L’internazionalizzazione può diventare una leva importante per la crescita, ma soltanto quando è inserita in una strategia precisa. La competitività dei prossimi anni dipenderà anche dalla capacità delle imprese italiane di costruire nuove relazioni economiche e di interpretare con anticipo le trasformazioni dei mercati».
Vincenzo Moscariello
Advisory Strategic & Corporate Diplomacy
Roma – Milano – Tirana – Budapest
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