La pittura materica di Astrid Shoti in mostra a Roma

Astrit Shoti è un noto pittore e decoratore albanese che ama molto l’Italia. Nato a Peshkopi, un piccolo paese tra i monti a nord-est di Tirana, da trenta anni vive e lavora a Roma. Già durante la sua infanzia manifesta il suo interesse per il mondo dell’arte: suo padre (anch’egli pittore) lo incoraggia a seguire questa sua passione e inizia così la sua carriera artistica. Fin da giovanissimo ama dipingere e sperimentare tecniche e materiali di vario genere: gessi, resine, bassorilievi in rame finti marmi, lavori in legno, trompe l’oeil. A Roma, affascinato dalla bellezza antica della capitale, le rovine romane sono state a lungo il suo soggetto preferito. Grazie alle sue abilità di decoro e restauro si rivela presto un artista versatile, capace di dare un tocco di classe o modernità a seconda delle esigenze. Qualità che gli offrono l’occasione di lavorare per alcuni lussuosi hotel e per fastose abitazioni e ville private romane, e di decorare boutique di alta moda, oltre a trasformare in arte pareti di luoghi della capitale. Ha partecipato a diverse mostre in Italia a Firenze, Venezia e a Sanremo, ma anche a Barcellona, Londra e Bruxelles. Il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi ha lodato l’approccio di Shoti alla pittura, evidenziando la sua capacità di esplorare la complessità esecutiva attraverso la ricerca e la sperimentazione, e ha descritto le sue opere come «composizioni informali e materiche che diventano puro gusto del colore in esiti metallici».

“LA POESIA DELLA MATERIA”

È questo il titolo della prima mostra personale dell’artista Astrit Shoti che espone, fino al 31 gennaio 2024, presso l’Ambasciata Albanese a Roma, circa 40 opere realizzate nei 40 anni del suo percorso artistico. Il famoso critico Angelo Crespi commentando una delle opere di Shoti, la “Porta del Giardino degli Aranci”, ha evidenziato il modo in cui l’artista, attraverso soluzioni tecniche iperrealiste, celebra la simbologia della porta come un passaggio, una transizione, e ha elogiato la sua capacità di cogliere la consistenza e la vitalità della materia. Attraverso la porta si entra o si esce da un luogo privato come la casa, o pubblico come la città. Restare sulla soglia della porta allude, inoltre, alla condizione liminare dell’esistenza, sospesa ovvero in una condizione intermedia, iniziatica, di chiusura e nuova apertura. Shoti, attraverso il ricorso a soluzioni tecniche iperrealiste, ne celebra la consistenza: il muro di mattoncini ospita questa vecchia porta sbarrata con assi di legno, alla cui base compaiono piantine spontanee, nutrite dall’acqua, dalla vitalità nascosta dietro la stessa porta. Astrit Shoti: «In questa mia mostra rappresento il connubio di due culture: le due nazioni, l’Albania e l’Italia si uniscono in armonia nella mia arte. Mi sento emozionato e felice di essere finalmente presente con una mia esposizione a Roma dopo tanti anni di lavoro e passione».

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